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| Capita
di ammirare "vetri" eleganti come quelli di Lalique; o quelli
di Gallé, a Nancy, dove la sua Scuola vetraria strabiliò il pubblico
più esigente fin dall' Esposizione universale parigina del 1891. O di
sentirsi in Cina, in India, a Giava per via del batik, tecnica di decorazione
della stoffa con colori vegetali, ultimo linguaggio simbolico - religioso
della tradizione; o per il serti, raffinata lavorazione della seta:
il colore steso col pennello traccia il disegno a contorni chiusi sostituendo
alla cera, usata per il batik, la gutta resinosa che aderisce al tessuto
senza penetrarvi. Il tour del mondo. In un solo pomeriggio, a Palazzolo
Vercellese, su e giù per il laboratorio di Carla Ferraris, che fa confinare,
nella geografia del paradosso, contrade francesi e spicchi di Oriente.
Occhi irretiti, l'anima curiosa; si spazia tra le Arti applicate, le
iridescenze delle paste, le cromie opalescenti dei decori. Lo stile
originale sfida il tempo: '800,'900, ma tuffi anche più indietro. Nelle
"piastrelle" musive Ravenna, romana e bizantina. Luisa Facelli |
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