Belle Arti



Pescocostanzo
Fotografie:estate 1999
© Giovanni Bruni
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Girovagando per il Molise, sono sconfinato nell’Abruzzo montano capitando in un paese antico e moderno contemporaneamente: Pescocostanzo. Antico perché le case ed i palazzi risalgono al ‘400 ed al ‘500, moderno perché, dopo la seconda guerra mondiale (di lì è passato il fronte quando l’armata tedesca è stata battuta a Cassino), i suoi abitanti hanno dovuto ricostruire il tanto che i genieri tedeschi fecero saltare con gli esplosivi, per rallentare l’avanzata delle truppe alleate.
La storia del paese racconta che le antiche attività artigiane del merletto al tombolo, della filigrana, del ferro battuto e dell’intaglio del legno, sono legate all’immigrazione di maestranze lombarde tra la seconda metà del secolo XV e il principio del XVIII.
Il merletto al tombolo è l’espressione più alta dell’artigianato artistico abruzzese. Esso prende etimologicamente tale nome dalla riproduzione dei merli e delle torri merlate delle città nordiche. I pescolani, invece, lo chiamano “pizzo”, cosi come chiamano “Monti Pizzi” i monti che racchiudono l’area dei loro Altipiani.
Per gli abitanti di Pescocostanzo la tradizione del merletto deve rimanere viva e vitale. Ad esso è stato, infatti, riconosciuto un particolare pregio, derivante dall’influenza dei merletti di Burano e di Milano, divenuto elemento distintivo rispetto a quello d’altri centri abruzzesi come Scanno, L’Aquila e Sulmona.
Il pregio è dovuto alla particolare maestria nella modulazione del reticello con cui si decorano gli spazi lasciati liberi dalle trine, ottenendo, così, delicati effetti chiaroscurali.
Mi hanno spiegato come il merletto sia ottenuto unicamente attraverso l’intreccio di sottilissimi fili (di lino, seta o cotone) senza l’ausilio d’alcun pezzo di stoffa, contrariamente a quanto accade per il ricamo ad ago.
Inizialmente i merletti, com’è accaduto per i preziosi ricami in seta, avevano una destinazione essenzialmente liturgica. Poi cominciarono ad essere apprezzati, tra le classi aristocratiche ed i ricchi borghesi, come decori per abiti (mi tornano in mente certe figure maschili di Rembrandt con grandi colletti bianchi). In tempi più recenti si è cominciato ad applicarli alla biancheria, soprattutto a quella portata in dote dalla sposa.
Visitando la scuola comunale di “Merletto a Tombolo”, ho imparato come si produce il merletto: si parte da un disegno appuntato con spilli sul tombolo (un cilindro di legno, imbottito e foderato di stoffa scura) e tra questi spilli s’intrecciano i fili.
L’insegnante, gentile e paziente nel rispondere alle mie insistenti domande, mi ha fatto notare come l’arte del merletto al tombolo sia “corale”, perché comporta il coinvolgimento d’altri artigiani. Il sarto, per la preparazione del tipico “cuscino” (il tombolo) e la sua imbottitura in falasco (pianta che serve anche per impagliare sedie e fiaschi); il falegname, per la realizzazione dei fuselli torniti in legno di pero o d’ulivo; il disegnatore, per l’elaborazione dei disegni (le “stampe”).
Per quanto riguarda la parte commerciale, un possibile sbocco può essere rappresentato dalle cosiddette “applicazioni” (biancheria, capi d’abbigliamento, tessuti per arredamento), purché si riesca a trovare un equilibrio tra le esigenze delle imprese, specializzate in queste particolari produzioni, ed i ritmi lenti che la realizzazione artigianale del merletto comporta.
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Informazioni
Pescocostanzo situata 1.400 s.l.m. nella regione degli Altipiani Maggiori d’Abruzzo domina, dalle pendici del monte Calvario, la piatta conca di prati dell'altopiano del Quarto Grande. Appartiene alla Comunità Montana Alto Sangro e Altopiano delle Cinque Miglia.
Ha un notevole patrimonio di monumenti rinascimentali e barocchi che testimoniano lo svilupo artistico e culturale avvenuto tra il 1440 e il 1700.
a testimonianza della straordinaria vicenda artistica e culturale che sviluppò soprattutto
Il municipio e la sua piazza

Il municipio visto dal sagrato della Basilica della Madonna del Colle

La piazza con la caratteristica fontana
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Il Santuario Basilica della Madonna del Colle originario del secolo XI, ricostruito nel '400 e ingrandito nel 1558, con interno barocco, conserva la statua della Madonna del Colle in legno policromo. La basilica vista dalla piazza del municipio

Il portale è trecentesco. L’affresco dell’incoronazione della Madonna, sito sulla lunetta del portale, è del 1715.
Interno della Basilica della Madonna del Colle: l'altare maggiore
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Una veduta del centro storico ed un fregio riproducente uno stemma nobiliare
 
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Palazzo Fanzago
Opera progettata da Cosimo Fanzago, fu costruito nel 1624 come convento di clausura per le religiose di Santa Scolastica. E’ sede del museo dell’artigianato artistico e della scuola di tombolo.















Chiesetta di san Giovanni
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Il Merletto al Tombolo

Tre momenti della lavorazione del " Merletto a Tombolo dove si vede il gioco dei fuselli nell'intreccio dei fili agganciati agli spilli.

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Una produzione delle donne pescolane poco conosciuta è quella dei tappeti

I tappeti prodotti a Pescocostanzo differiscono da quelli orientali annodati ed assomigliano alle tovaglie perugine ed ai tappeti tessuti dalle popolazioni del Caucaso della regione Karabagh, detti Sumak. Anche le tinture a Pescocostanzo come nei centri del Caucaso sono ricavate da sostanze vegetali ed organiche.

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