La
chiesa di S. Caterina, pur con la perdita di un ciclo
ormai scomparso di Gaudenzio Ferrari, è una delle
più interessanti per la grazia dei suoi dipinti
e per la cura con cui sono conservate le opere contenute,
anche se un aiuto concreto ormai si impone per salvare
le opere rimanenti del Lanino presenti nell' oratorio.
Nel 1486 la duchessa Bianca Maria di Savoia concesse alla
Confraternita di S. Maria della Misericordia l' oratorio
di S. Giovanni Battista, in seguito dedicato a Santa Caterina
d' Alessandria, da cui prese il nome la medesima Confraternita.
Come ricorda l'Orsenigo "la chiesa, disposta
originariamente col suo asse da tramontana a mezzogiorno,
era dipinta in pieno dal Lanino e dal Ferrari: nel 1744
fu rinnovato e variato l' impianto quale oggi vedesi da
ponente a levante. Nello antico coro, convertito in parte
in cappella nel 1836, veggonsi dipinti in affresco i fasti
di S. Caterina"
L'
attuale oratorio, sottoposto ad altri lavori nel 1937,
conserva una parte del suo antico splendore:circa nel
1560, nel suo periodo di maturità, Bernardini Lanino
dipinse episodi della vita della santa (soggetto che aveva
già trattato nel 1546 in S. Nazzaro a Milano).
Conservata ancora bene alla parete sinistra dell' oratorio,
su una porticina, è una lunetta con santa Caterina
e un vecchio monaco che le mostra un anconetta con l'
immagine di Gesù Bambino tra le braccia della Madonna.
La vivacità dei colori, la soavità del volto
della santa, il riverente atteggiamento del monaco
fanno rimpiangere il paesaggio ormai sfiorito sullo sfondo.
Sul muro attiguo alla porta d' entrata si scorge ancora
S. Caterina fiera davanti al giudice, mentre in fondo
sulla parete destra si intravede una complessa composizione
rappresentante il "Martirio di santa Caterina".
Sulla parete che divide l' oratorio da una abitazione
privata sono collocati due affreschi staccati: a destra
una sal figura di S. Pietro attribuibile al Lanino, e
sulla sinistra una Natività di ispirazione gaudenziana.
Vicino alla medesima parete di fondo, si scorge il centro
antico della volta in parte interrotto dal muro divisorio.
Fra nubi graziosi putti ruotano attorno al simbolo della
Trinità: è opera sicura del Lanino, soavissimo
e delicato nei putti.
Verso l' ingresso dell 'oratorio altri putti, pure del
Lanino, in cinque spicchi a ventaglio, recanti nastri
con scritte varie. Sono stati recentemente ridipinti e
hanno perso un po' della nativa grazia laniniana: un confronto
agevole si può fare andando al Museo Borgogna ,
nelle sale dedicate al Lanino. Nella scala a sinistra
dell' oratorio è pure conservato un affresco quattrocentesco
rappresentante S. Caterina incoronata. La figura a mezzo
busto proviene dalla chiesa di S. Giacomo (demolita nei
primi anni dell'800) e fu donata nel 1834.
Tornando nella chiesa, si deve ricordare che l' antica
abside era pressappoco ove è ora l' altare e fu
distrutta per allungare la chiesa divenuta troppo angusta
per i fedeli. Procedendo verso l' altare centrale si scorgono,
nel primo altare a destra, un S. Antonio col Bambino,
e, nel primo altare a sinistra, una Sacra Famiglia: opere
di incerta attribuzione. Sul secondo altare a destra vi
è la "Consegna delle chiavi" di Pier
Francesco Guala, opera compiuta nel 1743, coeva alla "Predicazione
del Battista" sull' altare opposto.
Sulla volta in alto vi è l' "Estasi di santa
Caterina", sempre dovuta al Guala, affresco eseguito
nel medesimo periodo. Al centro dell' attenzione di chi
guarda è santa caterina in veste settecentesca,
in accettazione estatica della potenza della Trinità
circondata da putti in giocosi atteggiamenti, con angeli
cantori e suonatori disposti nei pennacchi e nelle lunette
che sovrastano le cappelle. Una delle due lunette è
però in evidente stato di rovina. L' opera, gioiosa
per gli atteggiamenti dei putti e per la chiara festosità
dei colori, richiama l'armonia di certi affreschi tiepoleschi.
Non
è certamente una scoperta estetica parlare della
mirabile capacità del grandissimo ritrattista Guala
nel raffigurare teste di vecchi santi, come il san Pietro
nella "Consegna delle chiavi", o della sua grande
perizia tecnica nel giocare sui toni azzurri ed argentei,
come nell' "Estasi di S. Caterina" o nella "Predicazione
del Battista", ma ci sembra giusto che ciascuno si
soffermi su queste opere che danno un' idea del Guala
pittore scro, capace di formare putti tenerissimi nella
loro gioiosa carnalità e santi trasfigurati nel
loro sentire religioso.
Nel coro è presente il "Martirio mistico di
santa Caterina", opera cinquecentesca attribuita
a Girolamo Giovenone (c. 1486-1555. Il modellato delle
figure, i colori festosi e specialmente la figura del
grande vescovo Eusebio, alla destra della Vergine, sembrano
indicare la mano di questo grande maestro. Come in altre
chiese di Vercelli, nel coro si ha la testimonianza della
presenza nel '700 di ottimi intagliatori locali. Le due
porte laterali e la cattedra sono la testimonianza di
questa tradizione.
Uscendo dalla chiesa si devono ancora ammirare, pur in
uno stato pietoso di conservazione, la "Decollazione
di santa Caterina" sopra la porta d' ingresso, opera
del Moncalvo, e, sul fianco esterno sinistro, una "Flagellazione"
che si può collegare ad influssi spanzottiani o
alla bottega di Aimo Volpi. Sempre sul fianco sinistro,
su una porticina d' ingresso, una scultura di ottima fattura
cinquecentesca ci presenta nuovamente l' immagine di santa
Caterina con la ruota del martirio, la palma del sacrificio
e la spada.
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