Vercelli storia e immagini
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Chiesa di Santa Caterina
 
In questo riquadro si riporta la descrizione della chiesa tratta dalla guida
"Vercelli: invito a conoscere la città in 9 itinerari"
autori: Giuseppe Bo e Mario Guilla
edizione 1994
 

La chiesa di S. Caterina, pur con la perdita di un ciclo ormai scomparso di Gaudenzio Ferrari, è una delle più interessanti per la grazia dei suoi dipinti e per la cura con cui sono conservate le opere contenute, anche se un aiuto concreto ormai si impone per salvare le opere rimanenti del Lanino presenti nell' oratorio. Nel 1486 la duchessa Bianca Maria di Savoia concesse alla Confraternita di S. Maria della Misericordia l' oratorio di S. Giovanni Battista, in seguito dedicato a Santa Caterina d' Alessandria, da cui prese il nome la medesima Confraternita. Come ricorda l'Orsenigo "la chiesa, disposta originariamente col suo asse da tramontana a mezzogiorno, era dipinta in pieno dal Lanino e dal Ferrari: nel 1744 fu rinnovato e variato l' impianto quale oggi vedesi da ponente a levante. Nello antico coro, convertito in parte in cappella nel 1836, veggonsi dipinti in affresco i fasti di S. Caterina"
L' attuale oratorio, sottoposto ad altri lavori nel 1937, conserva una parte del suo antico splendore:circa nel 1560, nel suo periodo di maturità, Bernardini Lanino dipinse episodi della vita della santa (soggetto che aveva già trattato nel 1546 in S. Nazzaro a Milano). Conservata ancora bene alla parete sinistra dell' oratorio, su una porticina, è una lunetta con santa Caterina e un vecchio monaco che le mostra un anconetta con l' immagine di Gesù Bambino tra le braccia della Madonna. La vivacità dei colori, la soavità del volto della santa, il riverente atteggiamento del monaco  fanno rimpiangere il paesaggio ormai sfiorito sullo sfondo.
Sul muro attiguo alla porta d' entrata si scorge ancora S. Caterina fiera davanti al giudice, mentre in fondo sulla parete destra si intravede una complessa composizione rappresentante il "Martirio di santa Caterina".
Sulla parete che divide l' oratorio da una abitazione privata sono collocati due affreschi staccati: a destra una sal figura di S. Pietro attribuibile al Lanino, e sulla sinistra una Natività di ispirazione gaudenziana.
Vicino alla medesima parete di fondo, si scorge il centro antico della volta in parte interrotto dal muro divisorio. Fra nubi graziosi putti ruotano attorno al simbolo della Trinità: è opera sicura del Lanino, soavissimo e delicato nei putti.
Verso l' ingresso dell 'oratorio altri putti, pure del Lanino, in cinque spicchi a ventaglio, recanti nastri con scritte varie. Sono stati recentemente ridipinti e hanno perso un po' della nativa grazia laniniana: un confronto agevole si può fare andando al Museo Borgogna , nelle sale dedicate al Lanino. Nella scala a sinistra dell' oratorio è pure conservato un affresco quattrocentesco rappresentante S. Caterina incoronata. La figura a mezzo busto proviene dalla chiesa di S. Giacomo (demolita nei primi anni dell'800) e fu donata nel 1834.
Tornando nella chiesa, si deve ricordare che l' antica abside era pressappoco ove è ora l' altare e fu distrutta per allungare la chiesa divenuta troppo angusta per i fedeli. Procedendo verso l' altare centrale si scorgono, nel primo altare a destra, un S. Antonio col Bambino, e, nel primo altare a sinistra, una Sacra Famiglia: opere di incerta attribuzione. Sul secondo altare a destra vi è la "Consegna delle chiavi" di Pier Francesco Guala, opera compiuta nel 1743, coeva alla "Predicazione del Battista" sull' altare opposto.
Sulla volta in alto vi è l' "Estasi di santa Caterina", sempre dovuta al Guala, affresco eseguito nel medesimo periodo. Al centro dell' attenzione di chi guarda è santa caterina in veste settecentesca, in accettazione estatica della potenza della Trinità circondata da putti in giocosi atteggiamenti, con angeli cantori e suonatori disposti nei pennacchi e nelle lunette che sovrastano le cappelle. Una delle due lunette è però in evidente stato di rovina. L' opera, gioiosa per gli atteggiamenti dei putti e per la chiara festosità dei colori, richiama l'armonia di certi affreschi tiepoleschi.

Non è certamente una scoperta estetica parlare della mirabile capacità del grandissimo ritrattista Guala nel raffigurare teste di vecchi santi, come il san Pietro nella "Consegna delle chiavi", o della sua grande perizia tecnica nel giocare sui toni azzurri ed argentei, come nell' "Estasi di S. Caterina" o nella "Predicazione del Battista", ma ci sembra giusto che ciascuno si soffermi su queste opere che danno un' idea del Guala pittore scro, capace di formare putti tenerissimi nella loro gioiosa carnalità e santi trasfigurati nel loro sentire religioso.
Nel coro è presente il "Martirio mistico di santa Caterina", opera cinquecentesca attribuita a Girolamo Giovenone (c. 1486-1555. Il modellato delle figure, i colori festosi e specialmente la figura del grande vescovo Eusebio, alla destra della Vergine, sembrano indicare la mano di questo grande maestro. Come in altre chiese di Vercelli, nel coro si ha la testimonianza della presenza nel '700 di ottimi intagliatori locali. Le due porte laterali e la cattedra sono la testimonianza di questa tradizione.
Uscendo dalla chiesa si devono ancora ammirare, pur in uno stato pietoso di conservazione, la "Decollazione di santa Caterina" sopra la porta d' ingresso, opera del Moncalvo, e, sul fianco esterno sinistro, una "Flagellazione" che si può collegare ad influssi spanzottiani o alla bottega di Aimo Volpi. Sempre sul fianco sinistro, su una porticina d' ingresso, una scultura di ottima fattura cinquecentesca ci presenta nuovamente l' immagine di santa Caterina con la ruota del martirio, la palma del sacrificio e la spada.


 
 
Visita: mercoledì 4 marzo 2009
L'esterno
della chiesa
 
L'interno della chiesa:
- la navata
- l'organo

- la volta

- l'altare maggiore

la navata

l'organo

la volta
l'altare il tabernacolo particolare del crocifisso un putto, ornamento dell'altare
Secondo altare a destra

L'altare dove figura il quadro
la
"Consegna delle chiavi"
1743
Pietro Francesco Guala
Casale Monferrato1698-1757 Milano
Altre opere nel Vercellese
Trino, Chiesa di San Bartolomeo
San Bartolomeo battezza i reali di Francia
Dipinto su tela, cm.415 x 235
Trino, Chiesa di San Giovanni
Sant' Antonio e due santi in adorazione del Sacro Cuore
Dipinto su tela, cm.260 x 170
Trino, Convento delle Suore Domenicane
San Tommaso, San Domenico, San Vincenzo Ferreri e la Beata Margherita di Savoia adorano il Sacramento
Dipinto su tela, cm. 290 x 190

particolare del quadro
La sacrestia
 
 
 
Breve profilo biografico del pittore
Pier Francesco Guala
Casale Monferrato 15 settembre 1698 - Milano 1757

La sua attività si divide in tre periodi:
- giovanile che termina nel 1725
- gli studi dal '25 al '34
- la maturità che si conclude con la sua morte.

Guala dipinge principalmente
a Casale, Trino e Vercelli; vi sono sue opere anche in Asigliano, Villanova, Balzola. Altri dipintisi trovano sia a Torino che a Milano. All' estero si possono ammirare Suoi dipinti presso il museo dell' Ermitage di San Pietroburgo.